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come far riaquistare un cliente

Il secondo ordine si prepara dopo il primo

Quando un cliente completa un ordine, l’e-commerce ha raggiunto un risultato importante. La campagna ha attirato la persona giusta, il sito è riuscito a presentare il prodotto e il percorso di acquisto si è concluso con un pagamento.

Per molte aziende il lavoro termina qui. L’ordine passa al magazzino, viene preparato e spedito, mentre il marketing torna a concentrarsi sull’acquisizione di nuovi clienti.

In realtà, proprio in quel momento comincia una fase decisiva. Il cliente ha scelto di fidarsi dell’azienda, ha superato le esitazioni iniziali e ha già dimostrato un interesse concreto per ciò che vende. Il modo in cui verrà gestita la relazione dopo il pagamento influenzerà la sua disponibilità a comprare di nuovo.

Il secondo ordine non nasce necessariamente da uno sconto inviato alcune settimane dopo. Si prepara attraverso l’esperienza successiva al primo acquisto: conferme chiare, consegna puntuale, prodotto coerente con le aspettative, assistenza disponibile e comunicazioni utili.

La vendita non termina quando il cliente paga. Termina quando ciò che gli è stato promesso viene realmente mantenuto. Ed è proprio da questa esperienza che può iniziare il percorso verso il riacquisto.

Acquisire un nuovo cliente richiede più lavoro

Prima di effettuare il primo ordine, una persona deve conoscere l’azienda, comprendere l’offerta, valutarne l’affidabilità e confrontarla con le alternative. Può vedere più annunci, visitare il sito in momenti differenti, leggere recensioni e abbandonare il carrello prima di prendere una decisione.

Ogni nuovo cliente richiede quindi un investimento. Non si tratta soltanto del costo della campagna che ha generato l’ordine, ma di tutto il sistema necessario per attirare l’attenzione e costruire fiducia.

Dopo il primo acquisto, una parte di questo lavoro è già stata svolta. Il cliente conosce il marchio, ha inserito i propri dati, ha utilizzato il sistema di pagamento e ha verificato personalmente come l’azienda gestisce l’ordine.

Se l’esperienza è stata positiva, il rischio percepito in occasione del secondo acquisto sarà più basso. La persona non dovrà chiedersi nuovamente se il sito sia affidabile o se il prodotto verrà consegnato. Avrà già una risposta basata sulla propria esperienza.

Questo non significa che convincere un cliente a tornare sia automatico. Significa però che l’azienda parte da una relazione già esistente, invece di doverla costruire da zero.

Quando un e-commerce ignora questa opportunità, continua a investire per trovare nuovi clienti senza valorizzare adeguatamente quelli che ha già conquistato.

Il post-vendita comincia subito dopo il pagamento

I primi messaggi ricevuti dopo l’ordine hanno soprattutto una funzione pratica. Il cliente vuole sapere se il pagamento è andato a buon fine, se l’ordine è stato registrato e quando verrà spedito.

Una conferma poco chiara o inviata in ritardo può creare preoccupazione. Lo stesso accade quando la persona non riesce a controllare lo stato dell’ordine oppure riceve indicazioni differenti dal sito, dal corriere e dall’assistenza.

In questa fase non servono necessariamente comunicazioni creative. Serve chiarezza.

L’email di conferma dovrebbe riepilogare i prodotti acquistati, l’indirizzo di consegna, l’importo pagato e i passaggi successivi. Quando l’ordine viene spedito, il cliente dovrebbe ricevere informazioni aggiornate e un collegamento funzionante per seguire la consegna.

Se si verifica un ritardo, è preferibile comunicarlo prima che sia il cliente a dover chiedere spiegazioni. Anche un problema può essere gestito in modo positivo quando l’azienda dimostra trasparenza e offre indicazioni concrete.

L’assenza di informazioni, al contrario, lascia spazio al dubbio. Una persona che ha appena effettuato il primo acquisto non possiede ancora elementi sufficienti per interpretare un silenzio. Potrebbe temere di aver scelto un negozio poco affidabile, anche quando l’ordine viene gestito correttamente.

La fiducia costruita prima del pagamento deve quindi essere confermata subito dopo. Se vuoi individuare altre criticità che possono compromettere l’esperienza del cliente, puoi consultare gratuitamente la guida dedicata agli errori nascosti che frenano un e-commerce.

La consegna fa parte dell’offerta

Il cliente non valuta soltanto il prodotto. Valuta anche il modo in cui lo riceve.

Tempi di consegna, condizioni del pacco, qualità dell’imballaggio e corrispondenza tra ciò che è stato mostrato e ciò che arriva contribuiscono alla percezione complessiva dell’acquisto.

Un prodotto valido può essere penalizzato da una confezione inadeguata, da istruzioni mancanti o da una consegna molto più lunga rispetto a quella comunicata. Allo stesso modo, un imballaggio curato e funzionale può rafforzare la sensazione di aver effettuato una buona scelta.

Questo non significa che ogni ordine debba essere trasformato in un’esperienza spettacolare. La priorità è evitare incoerenze tra ciò che viene promesso e ciò che viene consegnato.

Se il marchio comunica attenzione, qualità e affidabilità, questi valori dovrebbero essere riconoscibili anche nella fase di consegna. Se punta sulla sostenibilità, l’imballaggio dovrebbe essere coerente con questo posizionamento. Se promette semplicità, il cliente non dovrebbe avere difficoltà ad aprire il pacco, utilizzare il prodotto o trovare le informazioni necessarie.

Anche eventuali materiali inseriti nella confezione dovrebbero avere una funzione. Una breve guida, un consiglio d’uso o un’indicazione sulla manutenzione possono essere più utili di un messaggio promozionale generico.

Il pacco rappresenta uno dei pochi momenti nei quali l’e-commerce entra fisicamente nella quotidianità del cliente. Utilizzarlo soltanto per inserire un nuovo sconto può essere un’occasione sprecata.

Il cliente deve riuscire a utilizzare bene ciò che ha acquistato

La soddisfazione non dipende esclusivamente dalla qualità del prodotto. Dipende anche dalla capacità del cliente di utilizzarlo correttamente e ottenere il risultato che si aspettava.

Un articolo può essere eccellente e generare comunque insoddisfazione quando le istruzioni sono insufficienti, l’installazione risulta più complessa del previsto oppure alcune caratteristiche non vengono comprese.

Il post-vendita può prevenire parte di questi problemi. Guide, video, risposte alle domande più frequenti e comunicazioni dedicate possono aiutare il cliente nei primi giorni successivi alla consegna.

Il contenuto deve essere collegato al prodotto realmente acquistato. Inviare una guida specifica su configurazione, manutenzione o modalità d’uso è molto diverso dall’inserire automaticamente ogni cliente nella stessa newsletter promozionale.

Queste comunicazioni non servono soltanto a ridurre le richieste di assistenza. Aumentano la probabilità che la persona riconosca il valore dell’acquisto.

Un cliente che utilizza correttamente il prodotto ha maggiori possibilità di essere soddisfatto, lasciare una recensione positiva e considerare nuovamente l’azienda quando avrà bisogno di una soluzione simile.

Prima di proporre un secondo acquisto, è quindi utile assicurarsi che il primo abbia mantenuto la promessa.

L’assistenza può influenzare più della promozione

Non tutti gli ordini procedono senza difficoltà. Un prodotto può arrivare danneggiato, una taglia può non essere corretta, il corriere può accumulare un ritardo oppure il cliente può avere bisogno di chiarimenti.

Il problema non determina automaticamente la perdita della relazione. Molto dipende dal modo in cui viene gestito.

Un’assistenza facilmente raggiungibile, capace di comprendere la situazione e proporre una soluzione chiara, può recuperare la fiducia. In alcuni casi, il cliente può ricordare positivamente proprio la capacità dell’azienda di intervenire quando qualcosa non ha funzionato.

Al contrario, risposte tardive, procedure complicate e continui passaggi tra operatori differenti possono trasformare un inconveniente risolvibile in una ragione per non acquistare più.

L’assistenza non dovrebbe essere considerata soltanto un costo operativo. È una parte dell’esperienza e può influenzare direttamente il valore futuro del cliente.

Le domande e i problemi segnalati rappresentano inoltre una fonte importante di informazioni. Se molte persone chiedono lo stesso chiarimento, probabilmente quella risposta dovrebbe essere anticipata nella scheda prodotto, nel checkout o nelle comunicazioni successive all’ordine.

Il post-vendita non serve soltanto a risolvere i problemi. Può aiutare l’e-commerce a capire dove il percorso precedente non è stato abbastanza chiaro.

Non tutti i clienti dovrebbero ricevere le stesse comunicazioni

Dopo il primo acquisto, l’e-commerce dispone di informazioni che prima non aveva. Conosce il prodotto scelto, la categoria, il valore dell’ordine e il momento in cui l’acquisto è avvenuto.

Questi dati possono rendere le comunicazioni successive più pertinenti.

Chi ha acquistato un prodotto consumabile potrebbe avere bisogno di riordinarlo dopo un determinato periodo. Chi ha scelto un articolo tecnico potrebbe essere interessato ad accessori compatibili. Chi ha comprato un prodotto destinato a un progetto specifico potrebbe aver bisogno di completarlo con altri elementi.

Inviare la stessa promozione a tutti significa ignorare queste differenze.

Una proposta pertinente può essere percepita come un servizio. Una proposta scollegata dall’acquisto precedente appare invece come semplice pressione commerciale.

Il cliente dovrebbe capire perché sta ricevendo quella comunicazione e in che modo la proposta possa essergli utile.

Questo richiede una segmentazione almeno essenziale. Non è necessario costruire immediatamente sistemi molto complessi. Si può iniziare distinguendo i clienti in base alle categorie acquistate, alla frequenza degli ordini o al tempo trascorso dall’ultima vendita.

L’obiettivo non è inviare più messaggi, ma inviare messaggi più coerenti.

Il momento della proposta è importante

Anche un’offerta pertinente può non funzionare quando viene inviata nel momento sbagliato.

Proporre immediatamente un prodotto alternativo può far pensare che il primo acquisto non fosse sufficiente. Invitare al riordino quando il cliente non ha ancora avuto il tempo di utilizzare ciò che ha comprato può risultare prematuro. Aspettare troppo, invece, può permettere a un concorrente di inserirsi nel momento in cui nasce una nuova esigenza.

Il momento corretto dipende dal prodotto.

Per un articolo di consumo può essere stimato osservando la durata media e la distanza tra gli ordini. Per un prodotto stagionale bisogna considerare il periodo dell’anno. Per un bene durevole, il secondo acquisto potrebbe riguardare accessori, manutenzione o una categoria complementare.

I dati storici possono aiutare a capire quando i clienti tendono a tornare e quali prodotti acquistano successivamente.

Se molti clienti comprano prima un determinato articolo e dopo alcune settimane ne scelgono un altro, questa sequenza può diventare la base di una comunicazione utile. Non perché l’azienda voglia forzare un nuovo ordine, ma perché il comportamento reale mostra una relazione tra i due acquisti.

Il riacquisto si favorisce comprendendo il ritmo del cliente, non imponendo quello del calendario promozionale.

Bundle, accessori e prodotti complementari

Uno dei modi più semplici per aumentare il valore del cliente consiste nel proporre prodotti realmente collegati a ciò che ha già acquistato.

Un accessorio compatibile, una ricarica, un prodotto per la manutenzione o un elemento complementare possono rappresentare un naturale proseguimento della prima scelta.

Anche i bundle possono essere utili quando riuniscono prodotti che vengono normalmente utilizzati insieme. Devono però offrire un vantaggio comprensibile, non limitarsi a raggruppare articoli che l’azienda vuole vendere.

La differenza sta nella pertinenza.

Se la proposta aiuta il cliente a utilizzare meglio il prodotto, completare una soluzione o evitare un nuovo problema, può aumentare contemporaneamente il valore dell’ordine e la soddisfazione.

Se invece viene suggerito un articolo senza una relazione chiara, la comunicazione rischia di perdere credibilità.

Le raccomandazioni dovrebbero quindi essere costruite osservando gli acquisti reali, le compatibilità e le esigenze che emergono dall’assistenza. Non basta mostrare genericamente i prodotti più venduti.

Il cliente non deve avere la sensazione che l’e-commerce stia cercando di vendergli qualcosa a ogni costo. Deve percepire che la proposta nasce da ciò che ha già scelto.

Il riordino dovrebbe essere semplice

Per alcuni e-commerce il secondo acquisto riguarda esattamente lo stesso prodotto. È il caso di cosmetici, integratori, alimenti, prodotti per la cura personale, materiali di consumo e numerose altre categorie.

In questi settori, il riordino non dovrebbe costringere il cliente a ripetere tutto il percorso iniziale.

Ricordare il prodotto acquistato, consentire di ritrovarlo facilmente e semplificare l’accesso all’account può ridurre la fatica necessaria per tornare a comprare.

Anche una comunicazione inviata nel momento corretto può essere utile, soprattutto quando evita al cliente di accorgersi troppo tardi di aver terminato il prodotto.

Il promemoria deve però essere basato su una stima realistica. Un messaggio troppo frequente può diventare fastidioso, mentre uno troppo tardivo perde la propria utilità.

Quando possibile, è utile permettere al cliente di controllare la frequenza delle comunicazioni oppure scegliere se attivare formule di acquisto ricorrente.

La comodità favorisce il riacquisto quando offre un vantaggio reale. Non dovrebbe trasformarsi in un meccanismo poco trasparente o difficile da interrompere.

Lo sconto non è l’unico motivo per tornare

Molti percorsi post-vendita si riducono a una sequenza di codici promozionali. Il cliente completa un ordine e, poco dopo, riceve uno sconto per acquistare nuovamente.

Questa strategia può produrre risultati nel breve periodo, ma rischia di abituare le persone ad aspettare sempre una promozione. Il prezzo pieno perde credibilità e il margine si riduce progressivamente.

Esistono altre ragioni per tornare.

Il cliente può riacquistare perché si è trovato bene, perché il nuovo prodotto è pertinente, perché il servizio è stato affidabile oppure perché l’e-commerce gli ha ricordato un’esigenza nel momento giusto.

Può anche tornare per accedere a contenuti utili, assistenza, disponibilità anticipata, vantaggi riservati o servizi collegati al prodotto.

Lo sconto può essere una leva, ma non dovrebbe essere l’unica.

Un secondo ordine ottenuto soltanto attraverso una forte riduzione del prezzo non ha necessariamente lo stesso valore di un acquisto generato dalla soddisfazione e dalla fiducia.

L’obiettivo non è soltanto far tornare il cliente una volta. È costruire una relazione che possa rimanere sostenibile nel tempo.

Anche i carrelli abbandonati devono essere gestiti con criterio

Non tutte le persone che aggiungono un prodotto al carrello hanno la stessa intenzione. Alcune erano pronte ad acquistare e sono state interrotte, altre volevano verificare le spese di spedizione, confrontare il prezzo finale o conservare temporaneamente il prodotto.

Per questo il recupero dei carrelli non dovrebbe limitarsi all’invio automatico di uno sconto.

Prima è utile verificare perché il percorso viene abbandonato. Se molti utenti lasciano il sito quando vengono mostrate le spese di spedizione, il problema non si risolve necessariamente con un’email. Se il checkout presenta difficoltà tecniche, una promozione non elimina l’ostacolo.

Le comunicazioni di recupero possono ricordare ciò che è rimasto nel carrello, chiarire le condizioni di acquisto e offrire assistenza. Lo sconto dovrebbe essere utilizzato soltanto quando è coerente con la strategia economica dell’e-commerce.

È importante anche misurare il risultato reale. Non basta osservare quante vendite vengono attribuite alle email di recupero. Bisogna capire quante di quelle persone avrebbero completato comunque l’ordine e quale margine rimane dopo eventuali incentivi.

Recuperare una vendita è utile quando non significa rinunciare inutilmente a una parte del profitto.

Come misurare se i clienti stanno tornando

Il numero complessivo degli ordini non permette di capire quanto il post-vendita stia contribuendo alla crescita. È necessario distinguere tra nuovi clienti e clienti già acquisiti.

Alcuni indicatori possono offrire informazioni importanti: la percentuale di clienti che effettua almeno un secondo acquisto, il tempo medio tra il primo e il secondo ordine, il valore medio generato nel tempo e le categorie che favoriscono maggiormente il riacquisto.

È utile osservare anche resi, richieste di rimborso, recensioni e problemi segnalati all’assistenza. Un basso tasso di riacquisto potrebbe non dipendere dalla mancanza di email promozionali, ma da un’esperienza iniziale poco soddisfacente.

I dati dovrebbero essere analizzati anche in base al prodotto e alla sorgente di acquisizione. I clienti arrivati attraverso una promozione molto aggressiva potrebbero comportarsi diversamente da quelli che hanno scelto l’azienda per altri motivi.

Allo stesso modo, non tutte le categorie hanno lo stesso ciclo. Un prodotto consumabile può generare ordini frequenti, mentre un bene durevole può richiedere molto più tempo o portare verso acquisti complementari.

Il confronto deve quindi essere coerente con il tipo di offerta. Non avrebbe senso aspettarsi la stessa frequenza di riacquisto da un cosmetico e da un mobile.

Per capire se il tuo e-commerce sta lavorando correttamente anche su questi aspetti, puoi effettuare il check-up gratuito del tuo sistema e-commerce e individuare le aree che potrebbero frenare vendite, margini e fidelizzazione.

Il secondo ordine nasce dalla coerenza del primo

Favorire il riacquisto non significa inviare più email o proporre continuamente nuovi prodotti. Significa costruire un’esperienza capace di far percepire al cliente che tornare sia una scelta semplice e sicura.

Tutto comincia dal primo ordine. Il prodotto deve mantenere ciò che è stato promesso, la consegna deve essere coerente con le informazioni fornite e l’assistenza deve essere disponibile quando serve.

Solo dopo ha senso proporre un passo successivo. Quel passo può essere un riordino, un accessorio, un prodotto complementare o semplicemente un contenuto che aiuti a utilizzare meglio ciò che è stato acquistato.

Un e-commerce che lavora soltanto sull’acquisizione è costretto a cercare continuamente nuove persone. Un e-commerce che cura anche il post-vendita può aumentare il valore delle relazioni già costruite e rendere la crescita meno dipendente dal costo della pubblicità.

La domanda, quindi, non dovrebbe essere soltanto:

“Come possiamo ottenere più ordini?”

Bisognerebbe chiedersi anche:

“Che cosa stiamo facendo, dopo il primo acquisto, per meritare il secondo?”

In SOS Conversioni analizziamo acquisizione, esperienza di acquisto, post-vendita e comportamento dei clienti per individuare le opportunità che possono aumentare vendite e valore nel tempo.

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Carmine Grassio

Carmine Grassio

Fondatore di latinet.it e co-fondatore di SOS Conversioni, dal 2001 aiuta eCommerce ad acquisire e fidelizzare nuovi clienti online attraverso strategie mirate di web marketing.